Visualizzazione post con etichetta Opinioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Opinioni. Mostra tutti i post

lunedì 25 agosto 2008

Segnali di una svolta autoritaria


Il mio docente di Diritto Costituzionale diceva che la libertà non è un concetto assoluto ma è come un'area che può essere più o meno ampliata o ristretta. Mi pare che l'area si stia restringendo. Ma cosa mi dà questa sensazione? Una serie di fatti, slegati tra loro, ma che credo siano complessivamente sintomo di un rigurgito autoritario che sta colpendo trasversalmente istituzioni e forze politiche. Primo fatto: i militari affiancano le forze dell'ordine nel controllo del territorio. Al di là che non mi piace vedere i soldati pattugliare le strade (mi ricorda Lhasa) e al di là anche della facile ironia che suscita vedere i nostri militi passare dalla difesa dei “sacri confini” alla difesa delle città dal commercio abusivo di borsette, mi chiedo se non ci fosse una ragione per cui nei paesi democratici si è sempre distinta la tutela dell'ordine pubblico dalla difesa militare. D'altronde è per questo che qualche mese fa si parlava addirittura di smilitarizzare la Guardia di Finanza. Ora si va invece verso la militarizzazione dell'ordine pubblico. Secondo fatto: le impronte digitali. Ha suscitato giusta indignazione l'ipotesi di prenderle solo ai rom. Soluzione? Prenderle a tutti, ossia schedare l'intera popolazione (sull'esempio della Germania Est?), col plauso dell'opposizione parlamentare. Terzo e quarto fatto: da un lato l'impedimento della realizzazione della commissione d'inchiesta sui fatti del G8 di Genova e le blande condanne o assoluzioni per i presunti responsabili di violenze contro i manifestanti, dall'altro l'immunità per le alte cariche dello Stato. Si sa: l'Autorità non si mette in dubbio! Se ogni tanto è un po' “cattivella” le si perdona tutto. Quinto fatto: sette in condotta (meglio prenderli da piccoli). Mi chiedo: uno studente che organizza un'occupazione o uno sciopero studentesco sarà passibile di bocciatura? Ultimo fatto: un adolescente viene tolto alla potestà della madre. Tra i documenti che dimostrano l'incapacità della madre e la sregolatezza del figlio viene allegata la tessera dell'organizzazione giovanile di Rifondazione Comunista, ossia di un partito che, per esempio, fino a pochi mesi fa esprimeva il Presidente della Camera. Qui davvero la realtà supera la fantasia e rimanda a periodi ben tragici della nostra storia. Inizio a preoccuparmi.


Simone Stefan
Giovani Comunisti
Venezia

mercoledì 20 agosto 2008

Quarto Palazzo del Cinema: alberi da salvare e giardini perduti

Pubblichiamo intervento del Delegato all'Ambiente Sergio Torcinovich

-----------------------

Qui al Lido si levano voci sempre più accorate e indignate per il destino della piccola pineta che sorge, ormai da svariati decenni, là dove verrà costruito il nuovo palazzo del cinema. Eppure, era chiara fin dall’inizio la sorte di quei begli alberi: costituiva il prezzo da pagare per salvare il retrostante parco, nel cui sito secondo una prima ipotesi doveva sorgere l’edificio del quarto palazzo del cinema della Biennale.
E’ il caso di tornare indietro con la memoria. Nel 2004, inaspettatamente almeno per i più, viene ufficialmente comunicata la necessità della Mostra del Cinema di una nuovo edificio atto a contenere le proiezioni e le altre attività festivaliere per rimanere manifestazione di livello internazionale. Poiché tutti al Lido (e per fortuna, non solo al Lido) tengono al mantenimento della prestigiosa kermesse internazionale, la richiesta venne presa in serissima considerazione: fu solo contestata l’ubicazione prescelta per la costruzione, prevista all’interna del parco retrostante la pineta di cui si è detto. Si trattava di un giardino storico, quasi un orto botanico, si argomentò, censito dal PALAV (art. 32 sub C) in quanto “di non comune bellezza” e pertanto “meritevole di tutela rigorosa”: bisogna salvarlo e quindi trovare un'altra ubicazione per il nuovo palazzo. Alcuni individuarono un sito che pareva proprio adattarsi a meraviglia alle esigenze di rilancio della Biennale del cinema: gli spazi dell’ex Ospedale al Mare, da anni dismessi. L’area sembrava ideale per diventare una “cittadella del cinema”, poco distante dai luoghi storici della Mostra e ad essi facilmente collegabile. Idea non proprio peregrina, se è balenata anche all’interno del CdiA dell’Ente culturale e se è stata di recente rilanciata a livello universitario. Ci saremmo, inoltre, risparmiati tutte le a dir poco penose vicende dell’alienazione dell’ex OAM, con un’Azienda sanitaria divenuta prima stazione appaltante per la costruzione del palazzo del cinema, poi semplice venditrice degli spazi al Comune che però per rientrare nelle spese deve infilarsi in una rischiosa operazione i cui esiti sono ancora incerti. Invece no, la Biennale ha puntato i piedi: i luoghi della mostra dovevano essere contigui. Fu allora che maturò l’opzione di salvare almeno il giardino, che risaliva agli anni Trenta, a scapito della meno prestigiosa pineta. Questi erano gli accordi. Il grave è che oggi, a progetto in fase di realizzazione dopo l’ambaradam che conosciamo che riguarda anche i destini della sanità pubblica nelle isole di Lido e Pellestrina, veniamo a scoprire che manco il giardino si salva: l’edificazione del quarto palazzo del cinema se ne mangerà almeno 11 – 12 metri. Per adesso, vien da pensare.
Non credo che al Lido manchino all’appello 5000 alberi: conto comunque di verificarlo nell’assemblea pubblica con VERITAS, che ha curato per conto dell’Amministrazione comunale il censimento delle alberature, assemblea che mi impegno a organizzare entro l’autunno. Riscontro però che nell’isola, a fronte di un costante calo della popolazione, si continua a costruire, asfaltare e piastrellare. Gli standard di verde per mq rimangono elevati e invidiabili, ma non vorrei che commettessimo l’errore di considerare il verde e gli alberi un bene disponibile e di secondaria importanza. C’è bisogno di una svolta culturale ed è su questo che non solo le associazioni ambientaliste, ma anche i semplici cittadini si devono misurare. E, certo, anche la classe dirigente, politica e non.

Sergio Torcinovich
consigliere Municipalità Lido Pellestrina con delega alle questione ambientali

sabato 16 febbraio 2008

Monoblocco: Rifondazione a Radio Base

Questa sera il capogruppo alla Municipalità Simone Stefan è intervenuto alla trasmissione "Il Cubo" di Radio Base (frequenza 93.550), sul tema del Monoblocco dell'ex Ospedale al Mare.

Il programma, trasmesso alle 19.10, sarà replicato Lunedì mattina alle 08.10.

L'intervento sarà scaricabile on line (per una settimana) all'indirizzo
http://www.radiobase.net/stream/cubosab.mp3, raggiungibile dal sito di Radio Base (http://www.radiobase.net).

venerdì 15 febbraio 2008

Il rifinanziamento del Mose NON è una buona notizia!

Pubblichiamo intervento inviato a Il Gazzettino (pubblicato in data 19 febbraio), in risposta a una lettera del consigliere comunale Alessandro Maggioni

----------------

Nella sua lettera del 6 febbraio, il consigliere del Partito Democratico Alessandro Maggioni esalta il nuovo finanziamento dei lavori del Mose.
Suona certamente strano tanto entusiasmo da parte di un rappresentante della maggioranza che sostiene un Sindaco e un Vicesindaco che mi risulta abbiano manifestato opinioni estremamente critiche nei confronti dell'opera; peraltro tutti espressione dello stesso Partito, che, forse, dovrebbe dire una definitiva parola di chiarezza su questa fondamentale questione. Inoltre mi piacerebbe anche sapere quali amministrazioni locali avrebbe coordinato così bene il tanto plaudito Sottosegretario Letta, visto che Comune e Provincia hanno sempre espresso, appunto, parere contrario alla realizzazione dell'ecomostro Mose.
In particolare però questa lettera mi ha colpito perché pubblicata nei giorni che seguono la crisi del Governo Prodi. Il rifinanziamento è una "buona notizia", dice il Consigliere. è invece l'ennesimo segnale di uno scollamento (fatale) tra il governo uscente e la sua base, che troppe volte è stata disillusa per inseguire le sirene di quel centro "moderato", così attento agli interessi della grande industria e dei cosiddetti "poteri forti". Abbiamo purtroppo assistito a ciò riguardo a svariati temi tra i quali, per restare alla questione, quello delle grandi opere (dal Mose, alla Tav, alla Base di Vicenza...). Non c'è stato il superamento della Legge Obiettivo ed è venuta meno la promessa elettorale di concordare gli interventi con le comunità locali, sistematicamente ignorate. Tutto ciò in piena continuità col governo Berlusconi. Risultato questo che (da sostenitore dell'ormai defunta Unione) non trovo certo esaltante.

Simone Stefan
consigliere Rifondazione Comunista
Municipalità Lido-Pellestrina

venerdì 30 novembre 2007

Sanità al Lido e Pellestrina: la Municipalità deve riprendere l'iniziativa

C’è aria di rassegnazione mista a rabbia al Lido e a Pellestrina: le centellinate quanto improvvide uscite a mezzo stampa del Direttore generale dell’AULSS 12 sugli eccessivi costi della tutela della salute nelle due isole, volti a ingenerare inutili sensi di colpa, riescono solo a disorientare e a creare apprensione. Cosa succederà a quelli di noi che avranno bisogno di cure urgenti e non differibili? Non solo: per la qualità della vita di tutti i giorni, cosa comporterà un possibile depauperamento delle strutture di diagnosi e cura conseguente a una visione economicista del diritto costituzionale alla salute?
Ha perfettamente ragione Giannandrea Mencini, Consigliere con delega alle politiche sanitarie, ad invitare Padoan a occuparsi meno di contabilità e più di sanità; noi, meno diplomaticamente, ci auguriamo che non gli venga rinnovato il mandato, ormai prossimo alla scadenza.
Ma non basta stare ad aspettare: su di una questione di tale portata bisogna sempre tenere alta la guardia, incalzando chi ha il potere di decidere, ricordando quelli che sono gli impegni presi ed esigendone il rispetto. Insomma, bisogna riprendere subito l’iniziativa!
Nel programma del centrosinistra della Municipalità c’è un chiaro ed inequivocabile riferimento alla difesa della sanità pubblica che non può non essere erogata presso strutture pubbliche, peraltro già esistenti e attrezzate. Nel nostro caso, ciò significa che nel Padiglione Rossi (Monoblocco) nell’ex Ospedale al mare vanno concentrati tutti i servizi del distretto 02, come da accordi sindacali e come più volte ribadito dai responsabili dell’AULSS 12. Sennò, perché si sarebbe provveduto a spendere fior di milioni (quanti: quattro? cinque?) per i restauro dei primi piani della struttura? Non costituisce uno spreco ritardare il trasferimento? E’ mai possibile che si rispettino i tempi per il mega ospedale di Zelarino, mentre per la ben più modesta operazione di restauro si accumuli ritardo per un banale collaudo?
E per Pellestrina, un territorio di oltre cinque mila anime senza strutture sanitarie adeguate, cosa si pensa di fare? Se, infatti, per il Lido un’emergenza in certe condizioni atmosferiche crea grossi problemi, per Pellestrina può rivelarsi fatale.
Riconosciamo che la gestione della sanità nel nostro territorio costituisce questione assai complessa e delicata, ma riteniamo che solo l’intervento pubblico sia in grado di garantire, proprio considerato tale grado di complessità, un adeguato livello di difesa del diritto alla salute. Prospettare altre soluzioni, oltretutto estemporanee, aggiunge confusione su confusione. Ci riferiamo a chi lancia messaggi tipo “tutta la sanità al S. Camillo”. Ancora una volta siamo d’accordo con il Delegato alla Sanità: progetti in tal senso non ce ne sono, quindi inutile discorrerne. Oggi bisogna puntare al rispetto dei patti. L’AULSS 12 deve portare tutti i servizi distrettuali al Monoblocco, il centrosinistra di Lido e Pellestrina deve impegnarsi senza ambiguità per la difesa della sanità pubblica e magari adoperarsi per realizzare il concordato incontro pubblico con il responsabile dell’AULSS 12 e il Sindaco allo scopo di fugare definitivamente ogni dubbio.

Simone STEFAN –Capogruppo
Sergio TORCINOVICH - Consigliere

giovedì 8 novembre 2007

Commento al Processo ai No Mose

Lunedì 5 novembre, presso il Tribunale di Venezia, si è aperto il processo per l'occupazione di un cantiere del Mose, con il rinvio a giudizio di 22 attivisti di area noglobal, come da richiesta del sostituto procuratore Stefano Buccini.
A cosa si deve questo processo, a oltre due anni dal fatto? È l'effetto, a scoppio ritardato, del clima allarmistico scatenato nel settembre 2005 dal Consorzio Venezia Nuova, dal Magistrato alle Acque, dal Governatore del Veneto Giancarlo Galan, e da gran parte dei mass media, nel cui coro si distingueva il quotidiano "la Repubblica", che il 7 settembre imputava ai dimostranti "recinzioni abbattute e gru fuori uso… gomme bucate… trattori fuori uso".
Cos'è accaduto in realtà? Alle nove del mattino di lunedì 5 settembre centinaia di giovani, assieme ai militanti dell'Assemblea Permanente NoMoSe, avevano pacificamente invaso il cantiere di S. Niccolò, preceduti da uno striscione su cui era scritto "Il Mose si mangia Venezia". I numerosi "sabotatori", in pieno stile nonviolento, impedivano con i loro corpi sdraiati o seduti il passaggio di camion e trattori, esponevano striscioni e cartelli con slogan contro l'ecomostro chiamato MoSe, aprivano dei varchi in una rete metallica da quattro soldi, rendendo così finalmente possibile ai bagnanti e ai lidensi di vedere di persona lo scempio che avveniva nella - ahimè non più esistente - splendida punta di S. Niccolò e nell'area SIC di interesse comunitario (le cui valenze florofaunistiche sono state compromesse definitivamente), ottenendone la totale solidarietà. Gli unici danni di una guerriglia inesistente consistevano in poche decine di metri di recinzione abbattuta e da qualche scritta spray!!!
Il Consorzio Venezia Nuova e al Magistrato alle Acque hanno lamentato danni nell'ordine di decine di milioni di euro, DANNI INESISTENTI NON DIMOSTRABILI! L'INCONSISTENZA DELLE ACCUSE, raccolte servilmente da buona parte dei mass media nazionali, È TESTIMONIATA DALLA MANCATA COSTITUZIONE PARTE CIVILE DEL CONSORZIO VENEZIA NUOVA NELL'ATTUALE PROCESSO!
Cosa resta del clima intimidatorio e allarmistico sparso a piene mani due anni orsono? Solo un processo farsesco intentato ad alcuni esponenti dei centri sociali nel tentativo di dividere gli ambientalisti "cattivi" da quelli "buoni", ignorando la presenza durante l'occupazione di un cantiere illegittimo, privo delle necessarie autorizzazioni. A Venezia, come in Val di Susa e a Vicenza, si tenta maldestramente di dividere il movimento, agitando fantasmi di violenze contro chi agisce alla luce del sole per la difesa e il futuro del proprio territorio contro potentati economici e divoratori di pubblico denaro!
Purtroppo nessun processo in vista per i responsabili dell'irreversibile scempio ambientale e paesaggistico causato dai cantieri del MoSe, dichiarati più volte dal Comune di Venezia e dal Ministro dell'Ambiente "illegittimi e non conformi alle vigenti norme italiane ed europee", opere mastodontiche che hanno cambiato in maniera irreversibile l'aspetto delle bocche di porto e i fondali e della laguna con una colata di cemento che non ha pari in tutta Europa. Nessuna inchiesta governativa su un'opera costosissima ed inutile, che ignora la valutazione di impatto ambientale. Nessuna condanna per un ente pubblico, il Magistrato alle Acque, che opera come braccio destro di un cartello di imprese private, il Consorzio Venezia Nuova, che a sua volta agisce monopolisticamente in barba ad ogni legge sulla concorrenza, Nessun linciaggio mediatico per Antonio Di Pietro, accanito sostenitore di un progetto faraonico e inutile, finanziato dai fondi della Legge Speciale per Venezia destinati alla salvaguardia ambientale ed architettonica della città e della sua laguna!
Che fine farà il processo? Probabilmente finirà in una bolla di sapone, facendo fare a Gian Carlo Galan, l'unico che si è costituto parte civile contro i "presunti" danneggiatori, la figura (l'ennesima) di servo sciocco del Consorzio Venezia Nuova!
L'Assemblea Permanente NoMOSE promette battaglia per i 22 rinviati a giudizio e chiede la piena solidarietà per gli imputati a tutte le forze politiche, sociali e sindacali, nonché a tutti i cittadini che hanno a cuore la salvaguardia dell'ambiente, di Venezia e della sua laguna!

Flavio Cogo, Assemblea Permanente NoMose

martedì 6 novembre 2007

VERGOGNA: bocciata la commissione d'inchiesta sui fatti di Genova


È curioso, per chi è di sinistra, sentire ogni giorno che il governo sarebbe tenuto sotto schiaffo dalla Sinistra. Per l’ennesima volta le forze cosiddette moderate hanno imposto la loro volontà votando con la destra. È stata così bocciata l’istituzione di una commissione d’inchiesta per indagare sui fatti avvenuti durante il vertice del G8, a Genova, nel 2001. Con la destra hanno votato l’Udeur di Mastella (già responsabile dell’affondamento dei Pacs) e l’Italia dei Valori del fustigatore dei vizi Antonio Di Pietro: lo stesso Di Pietro che è contrario ai costi della politica e vota il mantenimento dell’inutile società per il Ponte sullo Stretto di Messina, che è ministro del centrosinistra e presenta progetti di legge congiuntamente ad Alleanza Nazionale, che è contrario ai piccoli partiti e presiede un piccolo partito. La Rosa nel Pugno (solitamente così attenta ai temi dei diritti umani) non ha invece partecipato al voto.

Nel 2001 ci fu una sospensione dello Stato democratico con gravi violazioni dei diritti umani, come è stato denunciato anche da Amnesty International. La violenza delle cariche, l’attacco notturno alla scuola Diaz, le umiliazioni di Bolzaneto, la morte del ventenne Carlo Giuliani furono frutto, nel peggiore dei casi, di un predeterminato disegno repressivo, nel migliore di una pessima gestione dell’ordine pubblico: in entrambe le ipotesi c’è bisogno di verità. Una commissione avrebbe potuto osservare non i singoli casi (come sta giustamente facendo la magistratura) ma l’evento nel suo complesso. Che chi governava allora preferisca il silenzio posso capirlo. Che lo preferiscano quelli che siedono in parlamento anche grazie al mio voto, no.

Simone Stefan

martedì 23 ottobre 2007

20 ottobre, i racconti della giornata

I Giovani Comunisti hanno aperto uno spazio sul loro sito nazionale per raccogliere i resoconti della giornata del 20 ottobre dei compagni GC: potete accedervi da qui. Nel sito nazionale presenti anche foto e video.

Di seguito resoconto che proviene dal nostro circolo.

-------
Anche i comunisti veneziani non sono mancati alla manifestazione. Sveglia alle quattro, vaporetto e treno. Determinazione, allegria ma anche molta apprensione: dopo giorni di volantinaggi, attacchinaggi, riunioni e assemblee pubbliche (non sempre partecipate come speravamo), si è giunti al giorno della verità. La delusione per questo governo tra i compagni è tanta e soffia il vento dell’antipolitica: in quanti saremo? In quanti credono ancora alla possibilità di cambiare davvero le cose? In più ci si sono messe anche le ferrovie ad ostacolarci modificando l’orario del nostro treno per Roma ben tre volte nei due giorni precedenti la mobilitazione, proponendoci anche un’assurda partenza alle 4.45 da Venezia S. Lucia che rendeva difficilissima (se non impossibile) la partecipazione dei residenti delle isole. Alla fine bisogna optare allora per il treno delle 6.30, anche se costa di più. E anche le previsioni metereologiche non invogliano alla partenza...

Arriviamo a Roma presto, sulle 11.30 e ne approfittiamo per concederci un giretto in città. In effetti c’è gente in Piazza della Repubblica, ma è ancora pochina... Non ci pensiamo. Quando torniamo in piazza il popolo della sinistra, il popolo comunista c’è! È grandissimo. Ed è una meraviglia! Un mare di bandiere rosse, tantissimi lavoratori, studenti, precari pensionati uniti per far sentire la loro voce all’Italia tutta e ad un governo troppe volte sordo alle richieste della gente: la legge 30, la Bossi-Fini con i cpt, la legge obiettivo sono ancora in vigore, le devastanti grandi opere come il Mose sono state rifinanziate, i soldati sono in Afghanistan e si regala Vicenza agli Stati Uniti, i pacs sono stati abilmente insabbiati... è ora che questo governo cominci a fare le cose per cui è stato eletto, senza rincorrere la destra e i sedicenti moderati!

Noi veneziani decidiamo di dividerci: alcuni costituiscono lo spezzone della Federazione Provinciale del Partito, raccogliendosi dietro uno striscione contro le basi militari, altri sono già arrivati con “Lavoro e Società” della Cgil, altri ancora invece costituiscono lo spezzone dell’assemblea permanente No Mose. È un peccato che alcune componenti dell’assemblea non abbiano voluto partecipare, un’occasione persa. Ma ci siamo comunque. Ci collochiamo con i Giovani Comunisti e col Network delle Comunità in Movimento dietro i compagni Curdi e davanti a quelli vicentini del No Dal Molin, ai quali ci accomuna una grande vertenza territoriale in un territorio difficile per la sinistra com’è il Veneto. Il nostro striscione recita impietosamente: “Prodi e Di Pietro come Berlusconi: 4,3 milioni di euro per l’ecomostro inutile”; con amarezza ricordiamo che la “nostra” grande opera è in avanzato stato di realizzazione e col cambio di governo non è mutato assolutamente nulla: un cocktail di grandi affari e devastazione ambientale purtroppo non inedito nella città del Petrolchimico.

Iniziamo un po’ ad annoiarci: siamo fermi e non ci muoviamo. Che succede? Cosa aspettano quelli davanti a partire? Qualcuno va in avanscoperta: con grande sorpresa scopriamo che quelli davanti si sono mossi eccome, solo che non si riesce ad uscire dalla piazza se non con una lentezza esasperante. Siamo talmente tanti che siamo imbottigliati! Pensavamo di essere quasi all’inizio del corteo e invece scopriamo di essere parecchio indietro. Siamo quindi molti di più di quanti immaginavamo. Dopo un po’ svincoliamo per una strada laterale e ci spingiamo avanti, superando i camion, e finalmente camminiamo per le vie di Roma.

Ben presto perdiamo un po’ della patina ambientalista e viene fuori tutto il rosso: si alzano i pugni chiusi, si canta contessa, l’internazionale, bandiera rossa, lotta continua, fischia il vento ma anche (un po’ prosaico) “no ghe xe ostreghe, né canestrei, semo i più bei” (nota aria nella lingua del Goldoni modulata sulle note di bandiera rossa). Ed eravamo proprio belli, compagni, tutti e un milione! Arriviamo in Piazza San Giovanni e le prime cifre della partecipazione cominciano a passare di bocca in bocca: 300 mila... 500 mila... finalmente dal palco gridano “un milione” e la piazza esplode! Ci raccontano di Ingrao (“la lotta continua!”), che purtroppo ci siamo persi, ascoltiamo le storie dei precari sardi e la performance di un attore lucano che ci parla di Melfi... Alle sette mi suona il telefonino. Da casa mi dicono: “il tg3 ha detto un milione!” diffondo la notizia, siamo increduli e felici. La migliore risposta a chi parla di antipolitica, ai vari Dini e Mastella, ai sindacalisti che ieri hanno preferito ai lavoratori un convegno con i postfascisti di An, i democristiani dell'Udc e gli ultras liberisti di Pannella e Bonino. Eh sì: il popolo comunista c’è e vuole pesare. La sinistra è viva. Il governo non potrà far finta di niente.

Finita la manifestazione con i compagni del mio circolo decidiamo di festeggiare con un’ottima cena in un ristorante di S. Lorenzo, dove ci porta Gianluca, compagno veneziano, romano d’adozione. Alle 22.50 parte il treno per Venezia.

Simone Stefan
GC Venezia
Assemblea No Mose